Scienza, realtà e falsi letterari

Un falso letterario è la farsa La Machine, per la quale però nei nomi dei personaggi e in alcune battute, mi sono ispirato a diverse commedie di Marivaux, oltre che alla vita di Madame du Coudray.
Autentici nel Mémoire del padre di Aline e Valcour sono i personaggi del Terzo Duca de Richelieu e di Federici, guardiano degli Champs-Élysées ed estensore di dettagliati rapporti di polizia sui quali mi sono basato. Anche la rievocazione del Drury Lane e delle eleganti commedie farsesche ivi rappresentate da Richard Brinsley Sheridan, corrisponde a realtà.
Confesso che, prima di leggere quei testi teatrali, pensavo che un certo tipo di conversazione brillante risalisse a Oscar Wilde. Ho invece scoperto che all’epoca di Wilde era già tradizione consolidata.
La setta dei Dilettanti, il famigerato Hellfire Club, il dotto cenacolo della Lunar Society, sono tutti realmente esistiti.
Il trattato di Sinistrari sugli Incubi e i Succubi non è una mia invenzione. L’ho letto e studiato presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano, mentre scrivevo il romanzo di racconti Ultimi Vampiri (pubblicato da Feltrinelli nel 1987 e che verrà ristampato prossimamente da Gargoyle).
Il trattato è un testo affascinante, di strabiliante poeticità, come molte opere del Seicento, secolo in cui spesso la Storia viene vissuta e narrata in una sorprendente fusione tra quotidianità e serena accettazione dell’inconsueto e del visionario, e dove si ha l’impressione che la filosofia e la teologia si immergano senza rinunciare allo spirito critico, ma neppure con prevenzioni aprioristiche, nella cultura popolare.
Sono autentici tutti i trattati di medicina citati nel romanzo. È affascinante leggere quei testi, soprattutto per due motivi: si andavano diffondendo in quegli anni i trattati di Medicina Domestica, che favorivano una migliore conoscenza non solo delle malattie e delle cure, ma anche di norme igieniche di base; gli autori di questi testi, e anche di trattati ben più ponderosi e specialistici, erano anche teologi, filosofi, astronomi, ricercatori e studiosi nel senso più ampio del termine: non concepivano la medicina come una branca a se stante, ma nel contesto generale delle scienze.
