Demoni e Vampiri nel Rhode Island

Marzo 1892

Dal Providence Journal del 21 marzo 1892


LA TEORIA VAMPIRICA

Quella ricerca di un demone spettrale nelle tombe di Exeter

NON E' UNA TRADIZIONE DEL RHODE ISLAND, MA SI E' INSEDIATA QUI

L'origine è europea: la cremazione del cuore del cuore della sorella perchè il fratello malato di consuzione possa mangiarne le ceneri.

"Ugh!" commenta la persona colta. "Orribile!" esclama persino l'appassionato lettore dei giornaletti sensazionalistici. Ma chi ci crede, si esprime così: "Può anche darsi," "Può succedere, in qualche caso," "L'ho sempre saputo," e "Mio padre e mio nonno lo dicevano sempre." Dalle tradizioni vampiriche si può, tutto sommato, essere immuni, ma è ben strano che questa antica credenza degli Indù e dei popoli danubiani possa sopravvivere in Rhode Island!

La gente del Rhode Island anche avendo letto di una simile superstizione diffusa nella Russia bianca e nella profonda Ungheria, avrebbe dovuto considerarla come una leggenda inventata, o una bizzarra e barbara diceria. Ma questa esumazione nel sud, nella città di Exeter, autorizzata da persone di chiara fama e sotto la supervisione di un medico moderno, è un fatto privo di ogni aura misteriosa ed esente da ogni ricostruzione fantastica. Gente che credeva in questa teoria si è rivolta al medico del distretto ed egli ha esumato ed esaminato i cadaveri. E' probabile che mai prima d'ora questa teoria sia stata messa in pratica in questo Stato con tanta evidenza pubblica, discussioni e critiche.

Il dottor Harold Metcalf, il medico del distretto, che esaminò i corpi, è un giovane e brillante laureato di Bellevue. E' un figlio di Providence, dove operava dopo la laurea, ma tre o quattro anni fa si traferì a Wickford. Non è tipo da credere alla superstizione dei vampiri. Ha passato troppo tempo sulle ambulanze che vengono mandate da Bellevue per le strade di New York, per poter confidare in alcunché, per quanto riguarda il corpo umano, non possa essere provato sulla base dei consueti metodi della scienza medica. E' stato immischiato in questa faccenda perchè era il migliore medico disponibile vicino ad Exeter, ed ha esaminato i cadaveri perchè era stato pagato per farlo. Aveva esplicitamente scoraggiato l'iniziativa, avvertendo che si sarebbe rivelata inutile. Eseguì l'esame, com'è stato rivelato nel numero scorso del Journal, senza averne ricavato nulla di eccezionale, in accordo alle sue convinzioni, ma trovò in uno dei cadaveri, con soddisfazione di molti laggiù, un segno che i locali hanno considerato probante. Quando rimosse il cuore e il fegato dalla salma, ne colò del sangue. "La vampira," sentenziarono gli astanti, che in seguito, in ossequio alla teoria che giudica necessaria la distruzione del vampiro, bruciarono cuore e fegato. La gente che aveva convinto il padre e marito a fare esumare i corpi, crede che la vampira sia stata davvero trovata, e se il giovane per la cui salute è stato compiuto l'esperimento dovesse ristabilirsi, con ogni probabilità si convinceranno della verità della tradizione, considerando la guarigione frutto della distruzione dell'agente spettrale della fatale malattia.

Il vampiro viene così descritto nel Century Dictionary: "Un tipo di essere spettrale o di fantasma che continua a possedere un corpo umano, e che, secondo una superstizione diffusa tra gli slavi e altre popolazioni danubiane, esce dalla tomba durante la notte e conserva un simulacro di vita succhiando il sangue di uomini e donne mentre essi dormono. Stregoni morti, uomini lupo, eretici e altri reietti, diventano vampiri, come chiunque da un vampiro venga ucciso. Una volta individuata la tomba di un vampiro, il corpo, che si suppone di trovare ancora fresco e rubicondo, deve essere disinterrato, trapassato con un paletto di frassino, e bruciato per renderlo innocuo." Nell' Encylopedia Britannica e in altri testi ricorrono descrizioni simili. Tutte attestano che la tradizione è di origine europea, e non Indiana. Le origini si trovano nella Russia sudorientale, in Serbia, Polonia e Boemia. Si sostiene che si sia diffusa anche in parte dell'India, anche se non vi sono fonti ufficiali che lo confermino. L'unica documentazione delle origini e della prevalenza dell'idea fuori dai territori slavi si trova in storie scritte da due o tre note personalità francesi, e in un certo numero di scrittori minori inglesi. Negli anni dal 1730 al 1735 la tradizione conobbe un risveglio, e a partire dall'Ungheria si diffuse in tutta Europa e in America. In questo periodo furono pubblicati i due principali testi sull'argomento: De Masticatione Mortuorum in Tumulis Liber di Ranft e la Disseration on the Vampires of Hungary di Calmet, tradotta in inglese nel 1750. (Il trattato di Ranft è stato pubblicato a Lipsia nel 1732, quello di Calmet fu scritto nel 1746. N.d.T.). La credenza in questa tradizione venne contrassegnata da diverse varianti circa la forma assunta dal vampiro e altrettante a proposito dei mezzi necessari ad eliminare il potere di questo essere o essenza.

In tutte le versioni della tradizione , il vampiro lascia la sua dimora e opera di notte. L'occasione considerata più favorevole è nelle notti di luna piena e quando il cielo è senza nuvole. Si lascia alle spalle il corpo del morto e appare sotto forma di rana, rospo, ragno, pipistrello o vespa velenosa fino al momento di rientrare nel suo cadavere. La sua attività è succhiare il sangue dei viventi, invariabilmente di conoscenti o amici. Grazie a questo nutrimento il corpo del morto si mantiene fresco e roseo. Un'altra versione della tradizione, ma molto meno accettata, era che l'anima di un uomo o di una donna ancora in vita lascino il corpo nel sonno in forma di pulviscolo o come un batuffolo di lanugine che viene trasportato fino alla vittima dalle brezze notturne, e torna dal dormiente vivo senza preavviso, così che la vittima diventa pallida ed esangue, mentre il vampiro si ristora e si rinvigorisce. Gautier ha alterato la tradizione per la trama di un suo efficace racconto. (Il riferimento è alla vampira Clarimonde della novella di Théophile Gautier La Morte Amoureuse, 1836. N.d.T.). Per sradicare la maledizione, l'antico metodo era sempre quello di disseppellire il cadavere, di ficcare il paletto nel cuore, di tagliare la testa, di estrarre e bruciare il cuore o di versare acqua bollente e aceto nella tomba.

Come la tradizione sia giunta e si sia radicata in Rhode Island non si sa. Era in voga nel Connecticut e nel Maine 50 o 100 anni fa, e la gente delle contee del sud sostiene sia stata tramandata loro dagli avi, in qualche caso fin dal principio del diciottecismo secolo. L'idea pare non aver attecchito nel nord dello Stato, ma ogni cinque o dieci anni è rispuntata a Coventry, West Greenwich, Exeter, Hopkinton, Richmond e nelle città vicine. Nel caso in oggetto, le principali persone interessate erano un fattore, George T. Brown, e suo figlio Edwin A. Brown, un giovane che viveva nei pressi di Shrub Hill, circa due miglia ad est di Pine Hill, che è il centro di Exeter. La famiglia aveva sofferto la perdita della moglie e madre, quattro anni fa; di una figlia, Olive B. , tre anni fa; e di Mercy Lena, un'altra figlia, durante lo scorso inverno. Il figlio, Edwin A. Brown, prese la stessa malattia, una forma acuta di consunzione, due anni fa. Sua sorella Lena si ammalò mentre lui si trovava in Colorado per curarsi. Tre settimane dopo, Edwin, sentendosi peggiorare persino in quella rinomata stazione climatica per consuntivi, tornò ad Exeter. Il corrispondente locale del Journal riferisce così la circostanza della convocazione del dottor Metcalf per scacciare il vampiro e di cosa accadde al momento dell'ispezione delle tombe:

"Pare che il dottor Metcalf avesse assistito Mercy Lena Brown nella fase terminale della sua malattia, e avesse informato il padre, poco prima del decesso della paziente, che ulteriori cure mediche non sarebbero servite, dato che la figlia (diciottenne o diciannovenne) si trovava ormai all'ultimo stadio della consunzione. Il dottore non ebbe altre notizie dalla famiglia fino a una settimana fa, quando un giovane lo raggiunse e lo informò che Edwin A., il figlio di Brown, era morente a causa della stessa malattia, e che molti amici di famiglia e vicini credevano fermamente che l'unico modo per salvargli la vita fosse riesumare i corpi della madre e delle due figlie, per accertare se nel cuore di qualcuna di loro vi fosse ancora sangue, e questi amici erano altresì convinti che in caso positivo il corpo in questione continuasse a vivere grazie ai tessuti e al sangue di Edwin. Il dottore respinse il giovane messaggero dicendogli che una simile convinzione era assurda. Mercoledì scorso il giovane tornò e disse al dottore che il signor Brown, per quanto egli stesso non credesse alla superstizione, desiderava che lui facesse un'autopsia dei cadaveri, per accontentare i vicini. Nella stessa mattinata il dottore raggiunse come gli era stato chiesto il Cimitero di Shrub Hill (nome alternativo con cui veniva chiamato dai locali l'attuale Cimitero di Chestnut Hill. N.d.T.) a Exeter e vi trovò quattro uomini che avevano dissepolto i resti della signora Brown, sepolta quattro anni prima. Parte della struttura muscolare e della pelle sopravviveva mummificata, ma non c'era presenza di sangue nel cuore. Il corpo della prima figlia, Olive, fu estratto dalla tomba, ma non ne restava che lo scheletro, con segni di una fitta ricrescita di capelli. Infine il corpo di Lena, la seconda figlia, venne rimosso dalla cripta dove era stato sistemato in attesa della primavera. Il corpo, a due mesi dalla morte, appariva ben preservato. Il cuore e il fegato vennero estratti e tagliando il cuore vi venne rinvenuto del sangue raggrumato e marcio, com'era prevedibile aspettarsi a quello stadio di decomposizione. Il fegato non presentava tracce di sangue, anche se appariva ben conservato. Questi due organi vennero rimossi, bruciati su un fuoco acceso nel cimitero e quando furono ridotti in cenere, gli astanti parvero soddisfatti. I polmoni mostravano diffusi germi di tubercolosi. L'antica superstizione degli abitanti di Exeter, condivisa in altri centri agricoli, è un vestigio della Magia Nera oppure, come si sostiene in loco, una tradizione degli Indiani. Secondo questa credenza, finchè il cuore contiene sangue, i familiari che soffrono di consunzione continuano a peggiorare. E per rendere certa la cura, le ceneri del cuore e del fegato devono essere mangiate dalla persona malata. Su questo punto, il dottore ignora se tale rimedio sia stato praticato, sa soltanto che dopo l'incenerimento non gli è stato chiesto di visitare il figlio Edwin, nonostante giaccia malato. "

Da questa cronaca non emerge la definizione di "vampira", ma questo non significa nulla. Semplicemente il corrispondente non ha approfondito la superstizione. Gli archivi del Journal, là dove vi sono riferimenti alla pratica di questa tradizione in Rhode Island, senza eccezione definiscono simili ispezioni delle tombe come tentativi di scoprire il vampiro. L'ultimo esempio di questa pratica risale a sei o sette anni fa nella stessa contea ed è stato descritto proprio in questi termini. Precedenti rapporti di disseppellimento di corpi allo stesso scopo possono essere fatti risalire a questa stessa teoria vampirica. D'altro canto l'analogia tra questo caso e quelli avvenuti in Europa nel diciottesimo secolo è perfetta, eccetto per la limitazione della teoria a una specifica malattia, e per il terribile suggerimento di far assumere ai malati le ceneri del vampiro a scopo curativo. Queste idee non sono, per quanto se ne sa, derivate da nessuna tradizione europea in materia. I trattati e i rapporti ufficiali europei non connettono la teoria con la consunzione, né riferiscono di questo uso di mangiare il vampiro da parte della vittima. Questa versione della teoria dev'essere d'origine americana o del Rhode Island, una sorta di caratteristica esclusiva della gente delle nostre campagne. E' certo ripugnante e il corrisponente locale non può essere certo biasimato per averla attribuita agli Indiani. Sembra davvero bizzarro che la gente del Sud possa avere riscoperto e adottato una fantasticheria del genere.

Qualcosa si può aggiungere alla storia dal punto di vista medico. La famiglia non era ereditariamente consuntiva, ma la consunzione è, naturalmente, collegabile a qualche predisposizione famigliare. I medici, d'altro canto, non sono propensi ad affermare che sia invariabilmente contagiosa, ma affermano che tra le sue cause ve ne sono molte strettamente correlate a un contagio. Per esempio, una persona che si trattiene nella stanza di un consuntivo, prestandogli assistenza, o che vive in seguito alla morte di un consuntivo nelle medesime condizioni igieniche, è in generale considerata in potenziale pericolo di contrarre la malattia. Così, nel caso di questa famiglia, anche escludendo che i figli possano aver preso la malattia per via ereditaria, essi erano comunque soggetti alla sua influenza, perchè tutti vivevano nella fattoria dove morì la loro madre. La figlia l'aveva assistita, e il figlio era rimasto esposto agli stessi rischi, intensificati e moltiplicati dalle circostanze. Riguardo al sangue e alle condizioni del cuore della figlia Lena, a due mesi dalla morte, l'affermazione del dottor Metcalf che il sangue e lo stadio di decomposizione molecolare incompiuta del cuore, non presentavano nulla di inusuale, possono essere confermate da qualsiasi buon medico, poichè è ben noto che il cuore, la fonte del sangue, normalmente mantiene fino al termine del processo di decomposizione le caratteristiche esterne della sua funzione.

Il dottor Metcalf eseguì le sue autopsie nel cimitero alla presenza degli incaricati del disseppellimento dei corpi, ed essi, secondo la testimonianza del dottore come riferita dal corrispondente, sembravano soddisfatti che fosse stato trovato un rimedio per curare Edwin Brown dalla sua malattia. Essi credevano che in uno dei cadaveri si celasse un vampiro, ne erano andati in cerca, lo avevano trovato. Se l'ammalato è ora curato con questi mezzi, che includono l'assunzione del cuore cremato di sua sorella, di certo essi attribuirebbero la causa di un'eventuale guarigione al rimedio adottato. Che altro dire? La tentazione è di considerare ridicola l'intera questione, tuttavia i fatti ci presentano un quadro sconfortante e agghiacciante. Descrivere ed interpretare questi fatti, nella loro cruda oggettività, qui in questa città, a sole 25 miglia dal teatro degli eventi, è compito che richiede una dose di immaginazione quasi pari a quella necessaria per trattare di un rito disumano degli Africani o dell'alto Congo, o per affrontare uno dei più rabbrividenti capitoli di Rider Haggard ( Sir Henry Rider Haggard - 1856/1925 - prolifico scrittore inglese di racconti d'avventura d'ambientazione preminentemente Africana. N.d.T.).

Traduzione di Gianfranco Manfredi